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mercoledì 15 aprile 2020

Altre creature dell'Italia del Mesozoico

Salve, ragazzi. Oggi non parleremo di dinosauri, ma delle altre creature che si aggiravano per l'Italia insieme a loro.

Lariosauro
Sono stati ritrovati numerosi esemplari di Lariosauro, provenienti soprattutto dal Nord Italia. Esso era un notosauro (rettile marino) lungo tra i 60 e i 130 centimetri, il che lo rende il più piccolo notosauro conosciuto. Il suo collo e le sue zampe erano relativamente piccole, mentre l'omero era molto arcuato e massiccio e l'ulna allargata e piatta, perciò si suppone che le zampe anteriori si siano trasformate in pinne, mentre quelle posteriori no. Il cranio era appiattito e i lunghi denti affilati si intersecavano tra loro. Costole, vertebre e clavicola presentano alcune parti inspessite e le costole ventrali sono compresse tra loro in modo da formare un'armatura protettiva, il primo esemplare è stato ritrovato nel 1830 a Perledo, sul Lago di Como, anche conosciuto come Lario. I reperti furono studiati da Giuseppe Balsamo Crivelli, ma solo nel 1847 gli fu dato il nome di Lariosaurus balsami. Esso era un predatore acquatico che si muoveva grazie alle potenti pinne anteriori e con la lunga coda e che intrappolava piccoli pesci e cefalopodi con i lunghi denti aneriori. Molti lo associano con il presunto "mostro del lago di Como"


Neptunidraco ammoniticus
E' il più antico metriorinchide conosciuto. Di lui si hanno due crani parziali, di cui uno con mandibola, e alcune vertebre. Il suo nome vuol dire "drago di Nettuno", mentre ammoniticus, fa riferimento allo strato roccioso di roccia ammonitica in cui fu ritrovato. Aveva un muso allungato con denti grandi e aguzzi, larghe ossa sopra la fronte che formavano una specie di visiera sulla sua testa. Si suppone che la sua testa fosse grande 80 cm e che l'intero corpo fosse lungo 4 metri, e che avesse 4 arti simili a pagaie. Era differenziato dagli altri metriorinchidi dal margine caudolaterale dell'osso prefrontale, che era concavo, al contrario degli altri membri della stessa famiglia  e dalla regione intraorbitale più stretta del normale.


Besanosaurus leptorhynchus
E' una specie di ittiosauro vissuta nel Triassico che viveva dove oggi si trova Besano, in Italia. Il suo nome vuol dire "lucertola di Besano dal becco sottile". Era lungo circa 6 metri e il suo aspetto potrebbe ricordare quello di un delfino. Il cranio era piuttosto piccolo e presentava un rostro di forma allungata e sottile. I denti erano piccoli e di forma conica. Gli arti erano simili a pagaie e le sue "mani" e "piedi" avevano 4 dita. La sua coda era lunga e sottile e probabilmente non aveva pinne caudali. L'animale dovrebbe pesare circa una tonnellata. Il suo fossile è stato ritrovato nel 1993 dai volontari del gruppo paleontologico di Besano, completamente immerso nella roccia.
Il Besanosauro viveva sulle coste della Tetide, nutrendosi di prede medio-piccole come molluschi cefalopodi. Si pensa che fosse ovoviviparo.


Allora che ne pensate? Fatemelo sapere nei commenti, noi ci vediamo al prossimo dinosauro!

giovedì 9 aprile 2020

Orme di dinosauri in Italia.

Salve ragazzi, oggi non parleremo di un dinosauro nello specifico, ma dei tanti ritrovamenti di orme preistoriche in giro per l'Italia

Lerici
Qui nel 1987 il dodicenne Iliario Sirigu ritrovò delle orme di dinosauro risalenti a 220 milioni di anni fa. La loro scoperta portò anni dopo alla costruzione del Museo geopaleontologico di Lerici.

Dolomiti
Vittorino Cazzetta scoprì qualche decennio fa, che su un masso franato vi erano orme di almeno 3 dinosauri risalenti a 215 milioni di anni fa. All'epoca le scogliere coralline che poi diventeranno le Dolomiti erano sommerse ed il territorio era occupato da una pianura che in seguito fu sommersa dal mare.


Dolomiti Friulane
Alcune orme di dinosauri teropodi furono rinvenute qui da una scolaresca in visita d'istruzione il 30 settembre 1994. Le orme, impresse su un masso di Dolomia Principale, risalgono a più di 200 milioni di anni fa. Le più visitate sono quelle di Casera Casavento




Lavini di Marco
Sono una distesa di blocchi di roccia calcarea dovuti a delle frane. Qui il geologo Luciano Chemini nel 1990 scopre delle orme disposte simmetricamente. In totale si hanno 100 impronte risalenti a 200 milioni di anni fa. In questo periodo il Trentino era una distesa d'acqua punteggiata da isolette e spiagge, dove vivevano dinosauri erbivori e carnivori. Le impronte si sono conservate grazie all'azione di alghe microscopiche che si posavano sulle loro orme. Le impronte appartengono a dinosauri Ornitischi Bipedi, a dei piccoli carnivoridi, mentre appartengono a dei Teropodi Carnosauri

Mattinata
Qui nel 2000 sono state ritrovate 13 impronte di dinosauri impresse sul calcare databili a circa 130 milioni di anni fa attualmente ospitate al locale Museo Civico e Archeologico.

San Marco in Lamis/Borgo Celano
Qui, in una cava, nel 2000 fu segnalata la presenza di orme risalenti a 133 milioni di anni fa. Fu avvertita la Soprintendenza, ma i lavori alla cava avevano già smantellato la superficie con le impronte. Fortunatamente molte di loro si salvarono ed oggi sono esposte nel centro visite.

Cansiglio
Qui nel 1994 fu trovata una grande impronta tridattile da un geologo su un blocco proveniente da una cava risalente al Cretaceo. Un altra orma, risalente al Triassico è stata trovata proprio l'anno scorso da un pensionato, di nome Giuseppe Minatelli, nei pressi di Busa Figariol.

Esperia
Qui si trovano 40 impronte risalenti a 120-140 milioni di anni fa. Ve ne sono di circolari e di tridattili. Sono state impresse dai dinosauri nel fango della zona. Sono state scoperte da Maria Grazia Lobba e Sergio Nozzoli durante una spedizione speleologica.

Sezze
Queste 200 impronte risalgono a circa 95 milioni di anni fa e appartengono a sauropodi e carnivori di media taglia. Sono state scoperte nel 2003 a seguito di una ricerca specifica sui Monti Lepini. Sono state impresse nel fango da poco emerso dalle acque

Altamura
Qui sono state scoperte circa 200 orme risalenti a circa 70 milioni di anni fa di almeno 5 specie diverse, appartenenti sia a carnivori che a erbivori. La Puglia era all'epoca una distesa fangosa dal clima tropicale. Dalle impronte si può capire l'andatura, il peso, l'apparato motorio, lo scheletro, il comportamento, la postura e le preferenze ambientali dei dinosauri che le hanno lasciate. Le orme variano di dimensioni da 5-10 cm fino a 40 cm e si può supporre che alcune appartenessero a dinosauri di più di 10 metri.Il loro straordinario stato di conservazione è dovuto al terreno paludoso e fangoso coperto da un tappeto di alghe che hanno consentito la cementificazione. Gli animali si stavano muovendo normalmente, probabilmente si spostavano da un pascolo all'altro.

Allora, cosa ne pensate di tutti questi ritrovamenti? Mi raccomando lasciate un commento! Al prossimo dinosauro!

Fonti: